Ringraziamenti.
 

Nelle settimane, nei giorni della vita di una persona accadono giornate belle; sono quei momenti in cui un’alchimia davvero sconosciuta ed imprevedibile ti permette di “stare bene”.Vorrei raccontarvi di una di queste giornate.Vorrei ringraziare Claudia in maniera non formale, per essere stata la “cuoca” di questa giornata, colei che l’ha preparata, immagino, con anni di relazioni tessute nel suo quartiere; senza di lei come“garanzia di un certo modo di relazionarsi con gli esseri umani” non credo che sarebbe stata un’esperienza così significativa. Cos’è successo? Beh, partiamo dall’inizio.

Claudia, in occasione dell’evento Green City Milano, ha organizzato un Foodwalkingtour in via Paolo Sarpi, luogo che conosce bene, vivendolo ogni giorno da professionista, da mamma, da residente. Un Foodwalkingtour che non è un’esperienza gastronomica e basta (vai, ci facciamo dù spaghi e nà bevutina), no, è un’esperienza di vita, di racconto, di ascolto, legata da un sottile fil rouge che lega le papille gustative, i timpani, le retine, il nostro senso dell’odorato, la nostra capacità tattile, alla nostra mente, alla capacità di stupirci ancora per le storie semplici, dove vincono la passione e la qualità e vincono senza riflettori, fuochi artificiali ed effetti speciali.La nostra cammina è partita con i ravioli, i gustosi ravioli cinesi che confezionano in 12 metri quadri i collaboratori di Agie un giovanotto che, timidamente e con modestia, ti racconta dei sui trascorsi nel mondo del tessile e di come sia passato dalla stoffa ai ripieni, perché, ascoltando i suoi amici a cena nei ristoranti cinesi, non la finivano di magnificare la bontà del numero 10 (i ravioli, appunto). Ti racconta anche che lui reputa di non aver inventato nulla “ è così che si mangia in Cina”, però, poi, discorrendo, scopri che la carne del ripieno (rigorosamente bio dinamica) gliela fornisce l’amico macellaio il cui negozio sta a (letteralmente) 8 passi dal suo. E ancora che la farina dell’impasto è di una qualità particolare e, parola dopo parola, se si sta attenti, si capisce che, in fondo in fondo, il segreto c’è ed è disarmante: si tratta della ricerca della qualità e della passione con cui ti dedichi ad un’attività che ti piace, ti appaga.

Poi Claudia si è rimessa in moto e ben 8 passi dopo abbiamo raggiunto la nostra nuova destinazione. No, non è il macellaio.
Il macellaio si trova a 8 passi a sinistra, spalle alla ravioleria di Agie, noi ci siamo mossi di 8 passi in avanti e ci siamo trovati davanti alle Cantine Isola, dove abbiamo conosciuto Luca, una persona che ha una capacità di raccontare davvero eccezionale, uno a cui brillano gli occhi quando ti narra di un vino, di un abile viticoltore o del viaggio che ha fatto, con la famiglia, sulla Mosella. Siamo rimasti sull’uscio del locale, dove, nonostante l’ora presta, stavano transitando decine di persone, ognuna con il suo calice in mano, un flusso di umanità interrotto continuamente da saluti, cenni del capo, sorrisi di Luca che però non perdeva il filo, anzi, rilanciava con un’abilità oratoria rara; rara perché si può raccontare così solo se si ha passione per quello che si racconta, perché fa parte di te e hai il desiderio di condividere ciò che ti “riempie” con gli altri. Sono un pessimo intenditore di vini, ma un discreto “sommelier di passioni” e posso dire che Luca rappresenta un’etichetta su cui puntare a colpo sicuro.

Cosa attendersi dopo queste due visite? Un salto. Un salto di genere: non più enoteche, non più ravioli, ma un’erboristeria. Mi sono chiesto : “ma perché un’erboristeria?”, e la risposta è arrivata appena entrati. Il contrasto è la prima cosa che ti colpisce: un ambiente spartano ed essenziale è quello che rilevano gli occhi, mentre il naso è rapito da decine di sensazioni che lo solleticano nell’esplorazione del locale; lo so, è strano, ma a me è venuto da sorridere, una sensazione di pace mi ha pervaso. I Novetti, i titolari, ci hanno accolto con due tisane, hanno saziato la curiosità dei partecipanti con narrazioni su erbe e fiori (il Sambuco, la Stevia), hanno consigliato chi ha richiesto un suggerimento, hanno conquistato tutti con la loro gentilezza; quello che mi sono portato via (oltre ai fiori di Sambuco e alla ricetta del pan Meino) è stata la certezza di “essere in mani competenti”.

E via, siamo ripartiti. Personalmente mi sarebbe bastato, ma no, Claudia aveva in serbo un altro “stupore” per noi, un’altra storia di passione, qualità, scardinamento édelle regole. Perché parlo di “scardinamento delle regole”? Perché se studi economia alla Bocconi suona strano che ti dedichi ai ravioli (è il caso di Agie), mentre se lavori per dieci anni in un’agenzia di comunicazione, probabilmente ti prenderai della pazza se molli tutto e ti rimetti a studiare per diventare pasticcera. Ma è esattamente quello che è successo a Lucia e devo dire con risultati più che lusinghieri. Il suo negozio, la Pasti-Chéri, sembra cesellato tra i mattoni rossi delle pareti, come cesellati, uno aduno sono i suoi cannoncini, sottili come un grissino e croccanti (mai provati dei cannoncini simili), riempiti al momento e comunque mai più di un’ora prima del consumo “altrimenti quelli che mangiano non sono più i miei cannoncini”: pochi posti a sedere (sempre contesi durante le colazioni), ma clienti che per gustare le sue brioche fanno volentieri la fila.

Grazie Claudia, un Foodwalkingtour da archiviare tra le belle giornate della mia vita.